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I saggi inviati devono essere conformi alle “Norme redazionali” della rivista.

I saggi vanno inviati a: redazione@atquerivista.it

I saggi ricevuti, in conformità alle norme redazionali, saranno selezionati secondo il metodo peer review (vedi “Comitato di lettura”).

La redazione prenderà contatto con gli autori dei saggi.

 

 

Atque. Materiali tra filosofia e psicoterapia

Nuova serie n. 24 – anno 2019

 

Metamorfosi del vivente

A cura di Ubaldo Fadini e Paolo Francesco Pieri

 

Termine di presentazione delle proposte: maggio 2019

 

Ci si intende occupare della questione della metamorfosi che in vario modo e in differenti filoni di ricerca scientifica veicola l’idea che tra continuità e variazione si dia una connessione.

Come sappiamo, il termine ‘metamorfosi’ ha una lunga storia. Già nella mitologia greco-romana, come attestato dall’opera di Ovidio, la metamorfosi esprime la dinamica del rapporto tra il mondo degli dei e quello degli uomini. Una dinamica che ha sempre come scena e spesso come protagonista il mondo della natura in ogni suo aspetto. Se pensiamo poi alla tradizione democritea ed epicurea vediamo stabilirsi una persistenza del principio della metamorfosi anche nel naturalismo settecentesco. Per esempio, con le ricerche di Linneo e quelle del Goethe scienziato. Il primo lo utilizzò per indicare i mutamenti di forma e struttura delle piante, e ciò in analogia con quanto già osservato negli insetti (Philosophia botanica, 1751). Il secondo, quando si troverà a rielaborare le idee del primo, decise di trattare in senso morfologico il processo di crescita della pianta, e arrivò a parlare della trasformazione di un suo stesso organo che pur assumendo forme diverse, restava sempre lo stesso (La metamorfosi delle piante, 1790). È da qui che Goethe giungerà a estendere la nozione di metamorfosi a tutta la natura, per cui dirà che all’interno di un processo di trasformazione dell’identico (Sulla morfologia, 1820), essa non faceva che dispiegare la medesima dinamica di quelle forze di attrazione ed espansione che, già studiate da Newton, erano veicolate da certe opere di filosofia della natura e di filosofia trascendentale.

D’altronde è possibile rintracciare come le suggestioni del pensiero di Goethe scienziato e delle sue riflessioni sul vivente (forma, metamorfosi, entità vivente, individuo plurale) abbiano influito sul giovane Nietzsche portandolo ad approfondire la biologia a lui contemporanea prima di giungere alla formulazione del concetto di vita come “volontà di potenza”.

Ma il principio della metamorfosi del vivente ha ispirato e continua a ispirare la letteratura, e più in generale, l’arte contemporanea. Basti citare qui l’eponimo racconto di Franz Kafka o la parte più visionaria della cinematografia di Cronenberg – da The Fly (La mosca) a Crash.

È per questa via che si incontrano impegnate molteplici ricerche in vari ambiti della filosofia, della storia dell’estetica e della psicologia dinamica. Per citarne solo alcune: nella semiotica di Peirce dove viene a dispiegarsi la nozione di “sinechismo”, nella psicoanalisi dove Freud pone il “perturbante” a indice delle trasformazioni della coscienza, nella psicologia complessa dove Jung parla tout court della trasformazione dei codici simbolici, come emblema della plasticità umana.

Attualmente la visione morfologica è peraltro presente in fisica, nelle neuroscienze con il nesso tra la plasticità neuronale e l’esperienza del mondo, e in biologia con l’idea di una metamorfosi dei sistemi complessi.

 

Gli autori possono proporre il proprio contributo ad almeno uno dei seguenti indirizzi:

 

ubaldo.fadini@unifi.it e paolofrancescopieri@gmail.com

 

La pubblicazione è prevista in lingua italiana. I lavori sottoposti – compilati secondo le norme redazionali – possono giungere fino al 30 maggio 2019 con un estratto di cento parole e un elenco di cinque-dieci parole chiave (entrambi sia in italiano che inglese).

 

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