Asimmetrie che contano. Wittgenstein sul dolore, la prima persona e le altri menti

di Gabriele Tomasi
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 47-81

In questo saggio presenterò alcune delle intuizioni di Wittgenstein sul provare dolore. Si tratta di uno stato in cui sembra farsi avanti il modo distintivo in cui gli stati “mentali” si presentano al soggetto che li vive. Commentando alcuni passi del celebre “argomento del linguaggio privato” e altre osservazioni sulla filosofia della psicologia, mostrerò che Wittgenstein, criticando la cosiddetta “immagine cartesiana” della mente, nel caso del dolore non concepisce la distinzione tra prima e terza persona come un’asimmetria epistemologica. Egli sembra piuttosto pensare che il punto di vista di prima persona sia definito da un senso di appartenenza, dell’esser-mio del dolore che provo perché io sono la persona che lo può esprimere. Dirò anche qualcosa sulla parallela tesi di Wittgenstein, che gli altri spesso riescono a sapere se provo dolore, mostrando che essa non esclude un senso (praticabile) della privatezza del dolore.

 

Parole chiave: Wittgenstein, dolore, “dualismo cartesiano”, espressione, prima e terza persona, privatezza e linguaggio privato

 

Le prime pagine di questo articolo non ancora pubblicato online, si trovano nello sfogliabile cliccando qui – l’intero articolo è ovviamente reperibile nel fascicolo in formato cartaceo presso le “librerie amiche” ed è ordinabile all’indirizzo ordini@morettievitali.it

Pubblicato in Articoli
Ricerca Fascicoli e Articoli
Tipo
Anno
Fascicolo