25 n.s./2019
IL MITO DELL’EMPATIA. PROSPETTIVE CRITICHE

a cura di

Fabrizio Desideri e Paolo Francesco Pieri

 

Adversus empathicos! Quasi un dialogo in tre sceneFabrizio Desideri // prefazioneFabrizio Desideri e Paolo Francesco Pieri // saggi / Ulterior…mente: l’empatia e il mito della prospettiva internalista Silvano Tagliagambe / Empatia, mindreading e introspezione Massimo Marraffa / La critica dell’empatia in Walter Benjamin. Acedia, merce, dominioMassimo Palma / Empatia della forma espressiva. Il modello anaforico da Brandom a BühlerFelice Masi / Oltre lo “specchio” e la “fusione”: il fondamento dell’Einfühlung husserliana nel Leib Andrea Lanza / L’igienico intervallo tra Io e Tu. Umfassung contro Empatia nel pensiero di Martin BuberMassimiliano De Villa / Vademecum di un consigliori. Ai confini del concetto di empatiaMauro La Forgia / Empatia ed ecfrasia. Osservazioni dalla psicoterapiaAmedeo Ruberto / L’occhio vivente. Empatia e biologiaAntonino Trizzino / Estetica dello “sfioramento”. O dell’empatia e dell’ontogenesiLuca Pinzolo // articoli di “atque” 1990-2019 – per autore

 

 

 

[Anteprima delle prime pagine di ogni articolo del fascicolo.]

 

 

 

Questo fascicolo di Atque intende sottrarsi alla retorica che connota oggi il discorso sull’empatia. Anzitutto ricordando che tale nozione e la discussione intorno al problema che implica è relativamente recente (se per recente si possono intendere circa centotrenta-centoquaranta anni). Si potrebbe addirittura sostenere al riguardo che l’empatia è in sostanza un’invenzione moderna se non addirittura tardo-moderna, nella quale non può essere trascurato il ruolo decisivo che vi svolge la traduzione del termine tedesco Einfühlung: da Einfühlung (il cui primo uso è fatto risalire a Herder) a empathy (a opera di Edward Titchener, un’allievo inglese di Wilhelm Wundt) fino all’italiano empatia. I dizionari a questo punto riconducono il lemma alla sua origine greca: empatia non sarebbe altro che il calco di empatheia. Mai come in questo caso, però, la somiglianza fonetica cela profonde differenze storico-semantiche che meritano di essere indagate.

 

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Ulterior…mente: l’empatia e il mito della prospettiva internalista

di Silvano Tagliagambe
«atque», 25 n.s., 2019, pp. 39-76

Lo scopo di questo articolo è la critica dell’idea che accorda una priorità esclusiva al caso in prima persona e che suppone una stretta connessione tra l’autocoscienza e la nostra capacità di pensare agli altri. La duplice convinzione che la capacità di riconoscersi allo specchio sia un indicatore di autocoscienza e che l’accesso privilegiato alla propria esperienza interna costituisca la condizione necessaria e sufficiente per esercitare una capacità non problematica di praticare l’empatia e di comprendere lo stato interno e i sentimenti dell’altro, possono essere considerati un falso mito. A sostegno di questa nostra tesi c’è l’inevitabile presenza di uno scarto, che preclude la possibilità di una totale coincidenza della persona con il proprio corpo e la propria mente e che ci costringe ad andare “oltre” noi stessi, se vogliamo davvero esercitare le prerogative inerenti alla creatività della natura umana, che spingono verso la necessità di superare gli stili di pensiero abituali ed egemonici e le forme di vita abituali e consolidate. Queste conclusioni sono oggi supportate e confermate sia dagli sviluppi delle neuroscienze che dalla fisica quantistica.

 

Parole chiave: oltre, confine, essere e avere, connettoma, corpo duale, decoincidenza/eccentricità, unidualità, mente estesa, intelligenza connettiva, riserva cognitiva

 

Le prime pagine di questo articolo non ancora pubblicato online, si trovano nello sfogliabile cliccando qui – l’intero articolo è ovviamente reperibile nel fascicolo in formato cartaceo presso le “librerie amiche” ed è ordinabile all’indirizzo ordini@morettievitali.it

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Empatia, mindreading e introspezione

di Massimo Marraffa
«atque», 25 n.s., 2019, pp. 77-105

Alcuni studiosi hanno proposto teorie dell’empatia sulla base dell’approccio simulazionista alla cognizione sociale. In questo quadro, è stata tracciata una distinzione fra un’empatia “primaria” (o “rispecchiamento” o “mindreading di basso livello”), caratterizzata da una precoce comparsa nell’ontogenesi e un’estrema austerità concettuale, e un’empatia “ricostruttiva” (o “mindreading di alto livello”) dallo sviluppo più tardo e basata su una capacità di simulazione immaginativa più complessa sotto il profilo concettuale. L’empatia in quanto rispecchiamento porta all’attribuzione di stati mentali semplici come le emozioni di base della tradizione psicoevoluzionistica; l’empatia ricostruttiva conduce all’attribuzione di stati mentali complessi come gli atteggiamenti proposizionali. In questo articolo esaminiamo criticamente queste idee sull’empatia, concentrandoci su due filoni della teorizzazione simulazionista: la teoria simulazionista dell’empatia primaria basata sulla neuroscienza dei neuroni specchio; e la teoria dell’empatia ricostruttiva basata sul mindreading di alto livello proposta da Alvin Goldman. Ambedue le proposte teoriche – sosterremo – incontrano grosse difficoltà.

 

Parole chiave: empatia, parità fra prima e terza persona nella conoscenza di sé, rispecchiamento, teoria della simulazione mentale, teoria della teoria

 

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La critica dell’empatia in Walter Benjamin. Acedia, merce, dominio

di Massimo Palma
«atque», 25 n.s., 2019, pp. 107-120

L’articolo ripercorre i motivi centrali dell’attacco che Benjamin muove al concetto di Einfühlung, a partire dal suo fondamento emotivo nell’acedia, trattata nell’Origine del dramma barocco tedesco, per proseguire nella lettura del teatro epico brechtiano, e culminato nelle tesi Sul concetto di storia del 1940. Discutendo il procedimento dell’immedesimazione Benjamin matura analisi che trovano spunto nell’eco delle prime indagini di psicologia e sociologia delle masse (Max Weber, Willy Hellpach), da un lato, e dall’altro influenzeranno le osservazioni sullo statuto delle immagini di guerra di Susan Sontag.

 

Parole chiave: Acedia, merce, dominio, teatro epico, storiografia, melancolia, risentimento

 

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Empatia della forma espressiva. Il modello anaforico da Brandom a Bühler

di Felice Masi
«atque», 25 n.s., 2019, pp. 121-137

Il saggio definisce una nozione minima di empatia della forma espressiva come “sintassi” della comprensione delle espressioni-io/tu/egli. A tal fine, si presenta una prima definizione di percezione dell’espressione altrui (Husserl) e due ipotesi che affrontano, in modo diverso, il rapporto tra anafora e deissi (Brandom e Bühler). Obbiettivo principale è proporre un modello anaforico di empatia alternativo tanto a quello idraulico quanto a quello analogico.

 

Parole chiave: fenomenologia del linguaggio, teoria anaforica della deissi, espressione, forma espressiva

 

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Oltre lo “specchio” e la “fusione”: il fondamento dell’Einfühlung husserliana nel Leib

di Andrea Lanza
«atque», 25 n.s., 2019, pp. 139-162

L’intento di sottrarre la teoria dell’empatia alla retorica classica della “fusione intrapsichica” e all’accezione estetico-mimetica di “rispecchiamento” trova nell’elaborazione della husserliana “esperienza dell’estraneo” (della Fremderfahrung) almeno due importanti argomenti a favore: innanzitutto, l’irrinunciabile ancoraggio esperienziale dell’atto di appresentazione (Appräsentation) posto alla base dell’intenzionalità diretta all’esperienza d’estraneo; in secondo luogo, il necessario decentramento immaginativo implicato nella dinamica associativa del “farsi coppia” (della Paarung), che permette di preservare l’alterità da una totale assimilazione. Entrambi questi argomenti pongono come elemento cruciale di intersezione il corpo vivo, il cui ruolo fondativo diviene emblematico in relazione a un particolare tipo di intenzionalità preriflessiva, caratterizzabile come trans-corporea (transleiblich, cfr. Brudzińska, 2013). Questo tipo di intenzionalità può porre, a nostro avviso, le basi per una riconfigurazione delle teorie sull’empatia in un’ottica più radicale, che renda conto dell’interconnessione simpatetica tra i corpi.

 

Parole chiave: empatia, appresentazione, corpo vissuto, associazione accoppiante, decentramento immaginativo, intenzionalità trans-corporea

 

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L’igienico intervallo tra Io e Tu. Umfassung contro Empatia nel pensiero di Martin Buber

di Massimiliano De Villa
«atque», 25 n.s., 2019, pp. 163-180

L’articolo mira a ricostruire, entro il più ampio perimetro del pensiero pedagogico-educativo di Martin Buber, la particolare articolazione che questi dà al concetto di empatia. Riferimento dell’analisi è il discorso Über das Erzieherische, pronunciato nel 1925 e pubblicato l’anno seguente, di cui vengono presi in esame i contenuti specie in riferimento al rapporto, in chiave dialogica, tra maestro e allievo e alla biforcazione concettuale tra due diversi approcci nell’azione educativa: l’immedesimazione (Einfühlung) e la comprensione (Umfassung), il primo fuorviante e pericoloso, il secondo fonte di relazioni autentiche e durevoli.

 

Parole chiave: Martin Buber, Über das Erzieherische, educazione, empatia, insegnante, allievo, dialogo, incontro, Einfühlung, Umfassung

 

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Vademecum di un consigliori. Ai confini del concetto di empatia

di Mauro La Forgia
«atque», 25 n.s., 2019, pp. 181-189

L’autore sottolinea la distanza creatasi in psicoterapia dinamica tra le categorie e i concetti clinici dei fondatori della disciplina e l’agire quotidiano degli operatori, fondato essenzialmente sul dialogo e l’esperienza consolidata. Anche il concetto di empatia, che inizialmente aveva indirizzato la clinica verso una maggiore attenzione alla consonanza emotiva tra terapeuta e paziente, rischia di entrare nel novero dei concetti che ostacolano più che facilitare lo sviluppo della terapia. L’autore indica infine alcune “ricette”, ricavate dalla sua esperienza clinica, che possono agevolare il lavoro psicoterapeutico.

 

Parole chiave: teoria della clinica, empatia, prassi psicoterapeutica, suggerimenti clinici

 

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Empatia ed ecfrasia. Osservazioni dalla psicoterapia

di Amedeo Ruberto
«atque», 25 n.s., 2019, pp. 191-205

Questo articolo è fortemente ispirato alla teoria junghiana. Abbiamo trovato nell’ecfrasia la migliore espressione dell’empatia e nell’empatia le basi per la comprensione reciproca umana e per la comprensione delle convenzioni mondiali come la lingua e la sua coniugazione nel passato, presente e futuro. Basandoci su questo concetto, assumiamo che l’empatia tiene tutto insieme. La psicoterapia rimane il nostro principale contesto di ricerca all’interno del quale l’empatia, come un tratto umano specifico, produce cambiamenti naturali e traduce la relazione in una modalità ecfrasica lungo una linea di pura soggettività.

 

Parole chiave: empatia, ecfrasia, soggettività, fondamenti psicoterapeutici

 

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L’occhio vivente. Empatia e biologia

di Antonino Trizzino
«atque», 25 n.s., 2019, pp. 207-221

L’occhio è la cabina più vicina al cervello, la membrana in cui interno ed esterno si specchiano; non è solo un confine, è un sensore al servizio delle emozioni. L’imitazione e l’empatia transitano attraverso questa porta anche ai livelli evolutivi più elementari: il richiamo è agli studi di Darwin sull’espressione delle emozioni negli animali, alle analisi di Heidegger sulla superficie delle amebe, alle teorie di Portmann sul significato biologico dell’apparire, alle riflessioni di Damasio sull’intelligenza emotiva dei vermi, alle ricerche sull’origine neurobiologica dell’empatia, alla storia eroica e tragica di una colonia di pinguini empatici.

 

Parole chiave: Darwin, Heidegger, Damasio, pinguini, neurobiologia dell’empatia

 

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